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Libro: Botticelli di Alessando Cecchi

libro sulle opere di botticelli Alessandro Cecchi, esperto del rinascimento fiorentino, ripercorre in questa monografia tutta la vita di Botticelli, dalla sua formazione nella bottega di Filippo Lippi alle opere della tarda maturità. Accanto a un ricco apparato iconografico, incentrato molto sui dettagli, il volume offre novità attributive e documenti inediti.

Assisi: i quadri

Il progetto ripercorre la vita, con alcuni cenni biografici. Contiene la descrizione delle principali opere di Botticelli, l'analisi iconografiche ed iconologiche dei dipinti.

La Primavera di Botticelli »

Massima rappresentazione del raffinato clima intellettuale della corte di Lorenzo il Magnifico, questo quadro, dipinto da Botticelli nel 1478 per la villa di Castello di Lorenzo e Pier Francesco de' Medici e oggi conservato agli Uffizi di Firenze, esprime con grande eleganza e intensità la tensione ideale della Firenze umanistica, volta a trasformare, platonicamente, la realtà in bellezza e mito.


Venere di Botticelli. Analisi iconografica e iconologica

La Nascita di Venere fu realizzata tra il 1482 ed il 1485 molto probabilmente l'opera era destinata ad abbellire una Villa della famiglia Medici. Le dimensioni sono di 172.5 x 278.5 cm.

Si tratta di una delle opere maggiormente rappresentative del rinascimento italiano, con la quale si pone in essere l'esaltazione della bellezza spirituale della donna, attraverso l'allegoria della nascita della dea, che viene celebrata nel suo massimo splendore.

Venere sorge dalla schiuma delle acque, nuda su una conchiglia, sospinta dai venti verso la riva di una grande baita (secondo la narrazione l'isola di Cipro o Citera), dove Flora la accoglie con un drappo fiorito.

La composizione della figura ricorda il Battesimo cattolico: Venere nasce dalle acque pure così come rinasce spiritualmente colui che viene purificato dall'acqua santa. Ed è l'amore il fondamento del cammino dell'uomo verso Dio; la Venere, nei propositi di Botticelli è quindi il collegamento tra Dio e l'uomo. Amore inteso non come sentimento materiale e terreno, ma come amore ideale, riflesso della nudità della Venere, nudità come sinonimo di purezza e spiritualità.

particolare visto venere botticelliIl titolo del dipinto risale solo al secolo scorso, in quanto, si era precedentemente creduto che l'opera fosse il tentativo del Botticelli di ricreare la Venere Anadiomene, antico dipinto perduto del pittore greco Apelle.

La Descrizione

La dea è posta al centro del dipinto, a sinistra Zefiro che sostiene Aura, la brezza, mentre dal cielo piovono rose. Venere ha come unica veste una lunga e folta chioma, in parte mossa dal vento, e che Botticelli utilizza per coprire il pube. La pelle di Venere è vistosamente bianca, a indicare la purezza.

Sulla destra, probabilmente una delle Ore, si appresta a coprire la dea con un mantello. Indossa un abito ricamato con fiordaliso, con una cintura di rose all'altezza del petto, il collo è decorato con delle foglie. I capelli della giovane sono raccolti in una lunga treccia.

Sullo sfondo a destra notiamo degli alberi mentre alle spalle della dea il paesaggio si presenta essenziale e povero, il mare è contraddistinto solo dalle leggerissime linee di contorno delle onde.

Significato iconografico

Da notare come il mancato rispetto delle proporzioni anatomiche della dea dia originalità alla figura: il collo leggermente più lungo, le spalle troppo ricurve e la lunghezza dello stesso braccio, la stessa posizione sulla conchiglia imprime un senso di precarietà, come se le leggi della fisica non avessero voce in capitolo. Ernst Gombrich, storico dell'arte, sottolineò come il fatto che questi aspetti riconducibili all'asimmetria innaturale del corpo non scompongano il dipinto nel suo complesso, ma anzi non vengono neppure notati se non con una scrupolosa osservazione.

Venere di Botticelli

Il disegno assume nel dipinto un ruolo di primo piano, i contorni dei profili plasmano le figure in maniera armoniosa e marcata, è attraverso l'uso raffinato della linea che si vengono a creare giochi di valore astratto - decorativo. L'utilizzo dei colori chiari, la semplicità e linearità delle forme imprimono equilibrio e armonia nel gelido nudo della dea.

I dipinti della Nascita di Venere e della Primavera risultano ancora oggi concepiti come particolarmente connessi l'uno all'alto, una relazione derivante dalla visione che ebbe il Vasari quando scrisse degli stessi nei suo scritti. All'epoca dello scrittore, si trovavano nello stesso luogo, una Villa della famiglia Medici nei pressi di Firenze. Occorre però notare che il primo dipinto è eseguito su tavola mentre la Primavera su tela, inoltre, non è detto che entrambe siano state dipinte in concomitanza. Vasari interpreta il significato della Venere della Primavera come immagine della bella stagione, ma la presenza delle altre figure mitologiche ha sollecitato gli studiosi ad analisi iconografiche più approfondite, altrettanto, la Venere della Nascita, è stata al centro di diversi tentavi interpretativi.

particolare La Nascita di Venere di Sandro BotticelliL'estetica neoplatonica di Marsilio Ficino, filosofo ed umanista, spiega lo stesso concetto di bellezza al quale si rifaceva il Botticelli nella sua opera, con la quale riesce a sintetizzare il sacro e il profano: la bellezza è prima di tutto spirituale, bellezza dell'anima che costituisce ed è parte della "copula mundi"[1].

Se bellezza significa in primis “essenza di spirito”, Botticelli, mette in secondo piano quella materiale delle forme e della sostanza, la grazia corporea, in sostanza, viene ridotta all'osso mentre l'esaltazione della purezza della forma sembra essere quasi estenuante

Tra il 1482 e il 1484 circa Botticelli eseguiva i dipinti di Pallade e il Centauro (Firenze, Uffizi), forse allegoria della Saggezza che domina l'istinto bruto, di Marte e Venere (Londra, National Gallery), tra le composizioni sue meno felici, e della Nascita di Venere, che è invece la più alta creazione del genere e punto d'arrivo dell'estetica botticelliana.

La dea viene ripresa dall'artista in altre opere, oltre alla Nascita, che rappresenta la celebrazione per eccellenza della bellezza della divinità, la ritroviamo nella Primavera e in Venere e Marte. In quest'ultimo dipinto, databile nel 1483, Venere è in compagnia del suo mitologico amante Marte, raffigurato dormiente.

La Nascita di Venere e la Primavera furono al centro degli studi di Aby Warburg, che scelse le due opere come argomento della sua tesi di laurea[2]. Il critico d'arte di origini tedesche era particolarmente interessato al Quattrocento italiano, ed un particolare contributo alla ricerca delle fonti gli è stato riconosciuto in particolare per la Primavera. Warburg ha in ogni caso dato impulso ad un nuovo e rinnovato interesse verso le due opere del Botticelli, partendo da un approccio non formalistico in controtendenza alla ricerche dei suoi contemporanei che invece assumevano un metodo formale imperniato sull'analisi meramente stilistica.


1 Il pensiero filosofico di Marsilio Ficino, Paul Oskar Kristeller, Marsilio Ficino, G. C. Sansoni, 1953 - 490 pagine.

2 Sandro Botticellis 'Geburt der Venus' und 'Früling'. Eine Untersuchung über die Vorstellungen von der Antike in der Italienische Frührenaissance.