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Libro: Botticelli di Alessando Cecchi

libro sulle opere di botticelli Alessandro Cecchi, esperto del rinascimento fiorentino, ripercorre in questa monografia tutta la vita di Botticelli, dalla sua formazione nella bottega di Filippo Lippi alle opere della tarda maturità. Accanto a un ricco apparato iconografico, incentrato molto sui dettagli, il volume offre novità attributive e documenti inediti.

Assisi: i quadri

Il progetto ripercorre la vita, con alcuni cenni biografici. Contiene la descrizione delle principali opere di Botticelli, l'analisi iconografiche ed iconologiche dei dipinti.

La Primavera di Botticelli »

Massima rappresentazione del raffinato clima intellettuale della corte di Lorenzo il Magnifico, questo quadro, dipinto da Botticelli nel 1478 per la villa di Castello di Lorenzo e Pier Francesco de' Medici e oggi conservato agli Uffizi di Firenze, esprime con grande eleganza e intensità la tensione ideale della Firenze umanistica, volta a trasformare, platonicamente, la realtà in bellezza e mito.


Primavera di Botticelli - analisi e significato dell'opera

Eseguita tra il 1477 ed il 1478 a Firenze, di dimensioni 203 x 314 cm, la Primavera di Botticelli (Allegoria della Primavera) è una delle massime rappresentazioni, in pittura, del Rinascimento italiano, dove viene celebrato il trionfo della Natura e della Bellezza, in un'atmosfera incantevole tra alberi di arancio e fiori variopinti, tra Dei e Ninfe.

Nell'opera, per certi aspetti ancora oscura in diversi aspetti, viene combinata la mitologia e l'iconografia classica con la ricerca di nuove forme, la realtà e la fantasia si scontrano per dare vita ad nuovo modo di concepire l'arte. Ad esempio nel dipinto sono state riconosciute dai botanici 190 specie di diversi di fiori, alcuni di fantasia ed altri, per la maggior parte reali: ranuncoli, fiordalisi, papaveri, violi, crisantemi, ecc.

La Primavera è dipinta con stesure ad olio su un fondo di tempera, la parte inferiore corrispondente al prato agli alberi è stesa su di una campitura nera destinata a dare profondità al verde trasferente che vi è steso ad olio. Le figure del cielo sono invece dipinte al di spora di un fondo di biacca che ne evidenzia la luminosità


primavera botticelli

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La composizione figurativa, disposta a gruppi, presenta nove soggetti, in particolare, notiamo la raffigurazione di nove personaggi femminili. Sono presenti, inoltre, due figure maschili ed un bambino.

Il primo soggetto a sinistra dello spettatore è una figura maschile vestito con una sola mantella rossa ed un pugnale, nell'atto di cogliere un frutto. Il primo gruppo è rappresentato da re figure femminili mentre danzano. Nella parte centrale del dipinto è presente una donna con una veste rossa e blu, sopra di essa un angelo ondeggia mentre è nell'atto di scagliare una freccia dal suo arco.

A destra sono presenti altre due figure femminili: la prima è una donna con una veste decorata, la seconda è riporta semplicemente una veste con un velo, sembra nell'atto di fuggire dalla figura maschile posta alle sue spalle.

Il dipinto della Primavera di Botticelli è caratterizzato da diverse tonalità di colore chiaro che si pongono in contrasto con lo sfondo in un gioco di luci ed ombre che risalta i chiaroscuri. Anche se possiamo distinguere i tre diversi gruppi raffigurati nel dipinto, questi tuttavia si dispongono in diversi piani dando profondità ed una lieve prospettiva alla raffigurazione.

La linea di disposizione delle figure procede quindi a forma di “S” orizzontale: la prima figura è disposta lievemente più indietro rispetto alle tre damigelle danzanti, mentre la figura centrale acquisisce il ruolo di elemento di simmetria rispetto a tutte le altre. La scelta dell'artista è proprio quella di porre in primo piano quest'ultima facendo uso di un'accennata prospettiva.

Le ultime due figure sulla destra sono disposte in modo obliquo ed orientante verso le spettatore.

Pur avendo analizzato le disposizioni e le proporzioni delle figure del dipinto da sinistra verso destra, questo va letto correttamente da destra verso sinistra. Il primo personaggio presente de la Primavera è Zefiro, il vento primaverile, mentre rincorre la sua amata, la ninfa Clori, divinità dei fiori e della Primavera.

Al centro è presente Venere, la dea della bellezza, posta dinanzi ad un cespo di mirto, mentre allunga il braccio verso le tre Grazie poste alla sua sinistra. Botticelli sceglie di non dipingere la Dea nella sua classica veste tipica del primo Rinascimento, l'abito sembra solo parzialmente di foggia medievale. Cupido, la divinità dell'amore, aleggia sopra di lei, nell'atto di scoccare la potente freccia, capace di far innamorare gli uomini e gli dei.

Le tre Grazie, Aglaia (lo splendore), Eufrosine (la gioia), Talia (la prosperità), nate da Zeus e Eurinome, ballano una Carola. A sinistra di quest'ultime è presente Mercurio, dio dell'eloquenza, del commercio e dei ladri, nell'atto di allontanare le nubi con il Caduceo, bastone di araldo, sormontato da ali, con due nastri bianchi attaccati. Il paesaggio sullo sfondo è costituito da un bosco di aranci.

Nell'iconografia della Primavera, Botticelli esprime una chiara rappresentazione dello stile del Rinascimento italiano, dove il ritrovamento della scuola classica si pone come elemento caratterizzate in un tutte le arti: dalla scultura alla pittura.

Lo storico e studioso dell'arte Igino Benvenuto Supino, già direttore del Museo Nazionale del Barghello pubblicò una monografia dedicata all'Allegoria all'inizio del '900[1] , in un momento nel quale l'interesse per le opere botticelliane riscuoteva grande successo in Europa.

Ed è proprio tra la fine dell'800 e l'inizio del secolo scorso che l'attività di ricerca e gli studi sull'interpretazione del dipinto si intensificarono: Aby Warburg pubblicò la sua tesi di dottorato relativa agli aspetti mitologici del dipinto. Adolfo Venturi, storico dell'arte di origini modenesi pubblicò nel 1892 un articolo sulle arti figurative de la Primavera nella rivista Arti [2]. Nasce un dibattito vivace imperniato sulla figura della Venere che da un lato viene identificata ad una ninfa sulla base dello stretto rapporto tra Botticelli e Poliziano, tesi poi osteggiata da Supino secondo il quale non era possibile tracciare alcun tipo di affinità tra le Stanze di Poliziano ed il dipinto; dall'altro Warburg e Venuti associano invece le Veneri a Simonetta Vespucci.

L'interpretazione iconografica della Primavera verrà poi successivamente integrata dalla visione delle figure come rappresentazioni o meglio personificazioni vive della natura primaverile, tesi condivisa anche da Paolo D'Ancona, allievo del Venturi e docente di storia dell'Arte all'Università degli Studi di Pisa in un suo studio del 1947[3].

In conclusione, il dipinto come qualsiasi altra opera complessa, è stato oggetto di diverse interpretazioni da parte degli studiosi, rimane ancora oggi , dopo oltre 500 anni, un forte interesse nei confronti di un'opera per certi aspetti rimane ancora tutta da scoprire.


1Sandro Botticelli, Igino Benvenuto Supino, Roma, A.F. Formiggini, 1910.

2Storia dell'arte italiana, Volume 3, Adolfo Venturi, U. Hoepli, 1904.

3Pittura e scultura in Europa, Eric Newton, Paolo D'Ancona, A. Tarantala, 1947.